La Repubblica d'Austria: Si costituisce uno stato
Durante le ultime giornate di guerra nel 1918, quando la sconfitta era ormai inarrestabile, la dichiarazione del presidente americano Woodrow Wilson sul diritto di autodeterminazione delle nazioni fu una vera e propria ancora di salvezza. Benché il manifesto dei popoli dell’imperatore Carlo fosse mosso da buone intenzioni, esso giunse però in ritardo. I popoli dell’impero austro-ungarico preferirono la strada degli Stati nazionali autonomi.
Il 21 ottobre 1918 232 mandatari di lingua tedesca (102 nazional-tedeschi, 72 cristiano-sociali, 42 socialdemocratici e 16 di altri partiti) del Reichsrat si riunirono nel Landhaus dell’Austria Inferiore per deliberare sul destino futuro dell’Austria tedesca. Il 30 ottobre quell’assemblea nazionale provvisoria elesse un consiglio di stato composto da 22 membri. Il socialdemocratico Karl Renner, incaricato di guidare la cancelleria del Consiglio di stato, presentò una costituzione provvisoria per la fase di transizione. I partiti erano praticamente concordi sulla futura forma di stato. I nazional-tedeschi e i socialdemocratici erano sempre stati fautori della repubblica, e a favorire la propensione repubblicana dei cristiano-sociali fu una serie di articoli filo-repubblicani del politico e teologo Ignaz Seipel. Il 12 novembre l’Assemblea nazionale provvisoria si riunì nella sede del Parlamento sulla Ringstrasse di Vienna e dichiarò l’Austria tedesca una repubblica democratica che a proprio parere non era capace di vita autonoma. Per questo allo stesso tempo ne fu proclamata l’annessione alla Repubblica democratica di Weimar.
Il Consiglio di stato appena eletto si trovò di fronte ad una mole quasi insormontabile di compiti: aggiornamento della costituzione democratica, regolamentazione dei rapporti con gli Stati confinanti, preparazione di una conferenza di pace, nuovo ordinamento della struttura sociale e, cosa più urgente, l’approvvigionamento della popolazione durante i primi inverni.
Nel Paese regnava grande inquietudine politica, i reduci di guerra affluivano a casa dai fronti e non trovavano un posto di lavoro. Per salvaguardare la sicurezza nacquero nelle aree rurali le unità dette ”Heimatwehren”, nelle fabbriche si formarono i consigli operai, nelle caserme furono eletti i consigli di soldati. I confini del nuovo stato non erano sicuri, a sud lo stato SHS (stato dei serbi, croati e sloveni) sollevava rivendicazioni sul territorio carinziano, a nord era impossibile proteggere i territori di lingua tedesca Boemia e Moravia senza una forza armata.
Il 16 febbraio 1919 si svolsero le elezioni dell’assemblea nazionale costituente, e per la prima volta le donne furono chiamate alle urne. I socialdemocratici furono il primo partito con il 40,76 % dei voti ovvero 72 seggi, i cristiano-sociali raggiunsero il 35,93 % ovvero 69 seggi, le liste tedesco-borghesi ottennero 26 seggi mentre 3 seggi andarono alle altre liste.
L’approvvigionamento della popolazione che soffriva la fame era uno dei problemi più gravi. Le aree agricole dell’impero si trovavano ormai negli Stati di nuova formazione, che in un primo momento si isolarono di fronte alla nuova Austria. Fu soltanto grazie all’accensione di ingenti crediti, che gravarono disastrosamente sul bilancio dello stato, che l’Austria poté superare i primi anni di carestia.
Progressi determinanti furono compiuti nel campo sociale. L’assemblea nazionale provvisoria e quella costituente approvarono la giornata di lavoro di otto ore, la legge sui consigli d’azienda, il sussidio di disoccupazione, le ferie pagate per i lavoratori e la riforma dei servizi sanitari.
Il risultato della Conferenza di pace di Parigi del 1919 fu assai deludente per l’Austria, che dovette cedere il Sudtirolo, riuscì a conservare in gran parte la Carinzia soltanto grazie ad un referendum e acquisì l’Ungheria occidentale di lingua tedesca, eccetto la città di Sopron. Allo stato fu imposto il nome di Austria e non più di Austria-tedesca, mentre allo stesso tempo veniva sancito il divieto dell’annessione, decisa appena nel 1918. La giovane repubblica insisteva a chiamare il trattato di Saint Germain Trattato di stato, affermando che la Repubblica d’Austria non era mai scesa in guerra e dunque non poteva stipulare alcuna pace.
La costituzione federale, approvata nel 1920 e tuttora valida con gli importanti emendamenti del 1925 e 1929, fu il risultato di un compromesso: sia i partiti che i Länder federali vi apportarono i loro punti di vista e il giurista Hans Kelsen, che in seguito acquisì fama internazionale, ne creò le basi giuridiche teoriche e la struttura concettuale.
Dopo la Prima guerra mondiale il margine di manovra austriaco in fatto di politica estera fu dapprima assai modesto. Considerate le circostanze, i rapporti con i Paesi confinanti si svilupparono in maniera senz’altro positiva. Con l’Ungheria fu stipulato un buon trattato commerciale, la Repubblica cecoslovacca tornò a rifornire l’Austria di materie prime e le concesse nel 1921 un credito d’importanza vitale. L’Italia, soprattutto dopo la presa di potere dei fascisti, divenne per l’Austria una potenza protettrice, soltanto il tema del Sudtirolo restava fuori discussione. I rapporti con la Repubblica di Weimar erano corretti e positivi, la penosa questione dell’annessione fu affidata dalle cancellerie di stato ad organizzazioni di operatori privati.
L’annosa ricostruzione economica dell’Austria, considerando la disastrosa inflazione, poté essere raggiunta soltanto grazie ad un credito della Società delle Nazioni. Un prestito di 650 milioni di corone d’oro salvò lo stato austriaco dalla bancarotta. Bastò la comunicazione dell’avvenuto prestito per ristabilire immediatamente il cambio.
