Seicento anni di regno degli Asburgo
Fra la fine del Duecento e la metà del Quattrocento gli Asburgo ampliarono il loro territorio acquisendo il ducato di Carinzia (1335), la contea del Tirolo e la Marca Slavica (1365). Compensarono le perdite di territori in Svizzera acquisendo domini nell’odierno Land del Vorarlberg. Rodolfo IV detto il Fondatore, sovrano di grande talento, fondò non soltanto l’Università di Vienna ma riuscì a rafforzare la posizione della propria famiglia per le generazioni future contraffacendo il documento del ”Privilegium maius”.
Il suo successore, il solerte duca Alberto V, che aveva sposato la figlia dell’imperatore Sigismondo ed era quindi re di Boemia ed Ungheria, alla morte del suocero fu il primo Asburgo ad essere nuovamente eletto re romano-germanico. Alla sua morte precoce durante una scorreria dei Turchi nel 1439 Federico V (con il nome di imperatore Federico III) della linea tirolese si assunse il potere in Austria e nell’impero. Con la sua politica avveduta di patteggiamento egli gettò le basi per la potenza mondiale asburgica. Diede in sposa al figlio Massimiliano l’erede al trono di Borgogna, Maria. Questi a sua volta, grazie ad un’accorta politica di matrimoni, assicurò la successione ereditaria ai nipoti Ferdinando e Carlo in Boemia, Ungheria e Spagna. Di conseguenza la dinastia asburgica si divise in due linee, una austro-tedesca e la seconda ispano-olandese. Nel 1526, alla morte dell’ultimo sovrano Jagellone Ludovico II nella battaglia di Mohács, la Boemia e l’Ungheria vennero unificate all’Austria.
Con il passare del tempo si accrebbe la minaccia per il continente ad opera dell’impero ottomano, che tentava di avanzare verso l’Europa sin dal XIV secolo. Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 gli Ottomani penetrarono sempre più verso Occidente e divennero un pericolo costante per le terre della corona asburgica. Per due volte l’esercito ottomano fu respinto proprio alle porte di Vienna (1529: primo assedio turco, 1683: secondo assedio turco). In alcune campagne che causarono un elevato numero di vittime si riuscì a respingere gli Ottomani; l’Ungheria fu riconquistata. L’ascesa dell’Austria a grande potenza si deve soprattutto alla genialità di un condottiero, il principe Eugenio di Savoia, che fu al servizio di tre imperatori (Leopoldo I, Giuseppe I e Carlo VI) e si segnalò non soltanto per le sue alte doti militari ma si rivelò anche in possesso di eccezionali qualità come statista.
Nel 1700 si estinse il ramo spagnolo degli Asburgo. Durante la guerra scoppiata in Europa, la ”guerra di successione spagnola”, la casa d’Austria non riuscì a riconquistare la Spagna e i suoi possedimenti, ma conservò il proprio dominio sull’Italia e sui Paesi Bassi.
Alla morte dell’imperatore Carlo VI, nel 1740 si estinse la discendenza maschile della casa d’Asburgo. La figlia di Carlo VI, Maria Teresa, assunse il potere sulle terre della corona, poiché la ”Prammatica sanzione”, emessa come legge dinastica nel 1713 a garanzia dell’indivisibilità delle terre, consentiva la successione femminile. La sovrana, il cui consorte era Francesco Stefano di Lorena, si vide contrapposta ad un folto schieramento di nemici che agognavano alle terre della corona asburgica, considerate un appetitoso bottino. Soprattutto il re di Prussia Federico II fece di tutto per entrarne in possesso. Con due guerre estenuanti (la guerra per il possesso della Slesia nel 1740-1748 e la guerra dei Sette Anni nel 1756-1763) Maria Teresa riuscì a conservare il dominio sulle terre della corona e dovette cedere alla Prussia soltanto la ricca provincia della Slesia.
La sovrana, grande personaggio storico nella cui ombra visse per tutta la vita il marito, eletto nel 1745 imperatore del Sacro Romano Impero della nazione germanica con il nome di Francesco I, si fece promotrice di una profonda riforma nelle terre della corona. Il figlio Giuseppe II diede un contributo fondamentale a favore di un coerente centralismo con l’abolizione della servitù della gleba, il rilascio dell’Editto di tolleranza e la secolarizzazione dei conventi e dei beni della Chiesa.
Una seria minaccia per l’assolutismo austriaco provenne dalle idee della rivoluzione francese, che prendevano piede anche in Austria seppure con titubanza. Francesco II, nipote di Maria Teresa e la cui zia era la regina francese Maria Antonietta, che finì ghigliottinata, aderì alla coalizione contro la Francia rivoluzionaria. Di conseguenza l’Austria subì gravi sconfitte in seguito alle campagne di Napoleone Bonaparte.
Dopo che Napoleone si fece incoronare imperatore dei francesi nel 1804, per tutta risposta Francesco istituzionalizzò l’impero austriaco. Con la formazione della Confederazione del Reno sotto il protettorato francese nel 1806 si ebbe lo scioglimento del Sacro Romano impero della nazione germanica con la deposizione della corona da parte di Francesco II. Le successive campagne napoleoniche inflissero disastrose sconfitte all’Austria: per ben due volte Napoleone conquistò Vienna, ma la vittoria dell’arciduca Carlo che sconfisse il grande Corso ad Aspern dimostrò che Napoleone non era invincibile. Nel 1815 il Congresso di Vienna, dominato dal cancelliere di stato austriaco Clemens Wenzel Lothar principe di Metternich, detto il ”cocchiere d’Europa”, ripristinò in Europa l’antico ordine.
Nella primavera del 1848 le idee della rivoluzione borghese, propagatesi dalla Francia, raggiunsero anche l’Austria. I liberali rivendicavano la costituzione e la libertà di stampa. Il deprecato sistema di Metternich, basato sullo stato di polizia, fu spazzato via. Ma nell’ottobre di quello stesso anno la rivolta fu sventata e i conservatori ebbero la meglio su tutti i fronti. Il giovane imperatore Francesco Giuseppe I gettò le basi di un sistema neoassolutista. La sua controversa politica di neutralità durante la guerra di Crimea (1854-1856) gettò in un pericoloso isolamento in Europa l’Austria, che si ritrovò da sola di fronte al Regno di Sardegna, alleato della Francia e sostenitore del movimento indipendentista italiano. Dopo le sconfitte di Magenta e Solferino nel 1859, l’Austria dovette non soltanto cedere la Lombardia ma arrendersi alle pressioni politiche interne che chiedevano un’istituzione parlamentare con il Diploma d’ottobre ovvero il Decreto di febbraio.
Gli sviluppi politici interni nella metà austriaca dell’impero (”Cisleitania”) furono caratterizzati dalla nascita dei partiti di massa (Partito socialdemocratico e Partito cristiano-sociale) e dalla rivendicazione dei diritti fondamentali di cittadinanza. Nel 1907 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale e diretto per il Reichsrat.
Il lungo periodo di pace fino alla Prima guerra mondiale fu garantito da un complesso sistema europeo di alleanze che videro l’Austria-Ungheria coalizzata con la Germania e l’Italia nella Triplice Alleanza. Ma il crescente nazionalismo nello stato plurinazionale causò gravi tensioni. Inoltre occorreva trovare soluzione anche alle giuste rivendicazioni della classe operaia che chiedeva condizioni di lavoro più umane e salari migliori.
L’assassinio dell’erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando, il 28 giugno 1914 a Sarajevo, fu solo la scintilla dello scoppio della Prima guerra mondiale. Le potenze europee si affrontarono in una guerra insulsa durata quattro anni, in cui si rivelò decisiva soltanto l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America. Dopo la sconfitta degli imperi centrali (Austria-Ungheria, Impero tedesco e l’alleata Turchia) l’ordinamento europeo si sfaldò. L’impero austro-ungarico si smembrò in vari Stati nazionali, e dai suoi resti nacque la Repubblica d’Austria.
